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26_01_2022_facciamocipiccoli_post

Aspettando la Festa di Don Bosco – facendoci piccoli con i piccoli

Don Bosco Forever

La Festa di San Giovanni Bosco è alle porte. Ogni anno il 31 Gennaio in tutte le case Salesiane e non solo, si festeggia con Allegria  e Gioia il Santo dei Giovani. 

Come ogni Anno il Rettor Maggiore della Congregazione Salesiana, oggi Don Ángel Fernández Artime, SDB, regala a tutta la famiglia Salesiana una lettera che segna il percorso che tutti noi dovremo avere per il prossimo Anno. 

Quest’anno, per questo particolare 2022, il Rettor Maggiore ci invita a riflettere e conoscere meglio un Santo tanto caro alla Famiglia Salesiana tanto da dargli addirittura il nome: San Francesco di Sales. 

Don Bosco e San Francesco di Sales sono uniti da tantissimi particolari che, se pur distanti nel tempo, ne fanno due uomini di fede unica. 

Il tema scelto per questa Strenna di famiglia, fedele come sempre all’eredità e alla tradizione lasciataci da don Bosco, viene dalla penna dello stesso Francesco di Sales, che scriveva alla figlia spirituale santa Giovanna Francesca de Chantal:

«Ma se siete molto affezionata alle preghiere che avete indicato sopra, non cambiate, vi prego, e se vi sembra di rinunciare a qualcosa che vi propongo, non fatevi scrupoli, perché la regola della nostra obbedienza, che vi scrivo a grandi lettere, è:

FARE TUTTO PER AMORE, NIENTE PER FORZA; È MEGLIO AMARE L’OBBEDIENZA CHE TEMERE LA DISOBBEDIENZA »

Ciò che distingue la Famiglia salesiana, nelle multiformi e differenti società e culture di oggi, è il Sistema Preventivo di don Bosco, che possiede la capacità di essere applicato, conosciuto e accettato nei contesti più diversi.

Tra i fondamenti del Sistema Preventivo e il pensiero di San Francesco di Sales il Rettor Maggiore nella sua Strenna trova tanti punti di comunione che  seguiremo in questi giorni di preparazione alla Festa del Santo dei giovani.:

  1. Niente con la forza. La libertà è un dono di Dio: à per questo il nostro sistema educativo “non fa appello alle costrizioni”.
  2. La presenza di Dio nel cuore dell’uomo: à per questo riconosciamo il “desiderio di Dio, che ogni uomo porta nel profondo di se stesso”.
  3. La vita in Dio: à che “associa in un’unica esperienza di vita educatori e giovani”.
  4. La dolcezza e l’amabilità nel tratto: à che ci portano a vivere con i nostri giovani “in un clima di famiglia, di fiducia e di dialogo”.
  5. Un amore incondizionato e senza riserve: à che rende possibile nella nostra famiglia che “imitando la pazienza di Dio, incontriamo i giovani al punto in cui si trova la loro libertà”.
  6. Con la necessità di una guida spirituale: à e quindi “li accompagniamo perché maturino solide convinzioni”.
  7. Fino a vivere “tutto per amore”: à affinché “siano progressivamente responsabili nel delicato processo di crescita della loro umanità nella fede”

 

Facciamoci piccoli con i piccoli

Scrive il Rettor Maggiore:

Un Amore incondizionato e senza riserve:

“imitando la pazienza di Dio, incontriamo i giovani al punto in cui si trova la loro libertà”.

La santità per tutti è un elemento essenziale della proposta spirituale di Francesco di Sales, fondata sull’amore per Dio, per tutti e per ciascuno.

Questo amore trova nella devozione al Sacro Cuore di Gesù un solido modello da imitare e da seguire. Insieme alla mitezza e all’umiltà, la sottomissione della propria volontà, a imitazione di Cristo nell’Orto degli Ulivi, è il vertice dell’amore puro. Amare è un atto di volontà, un atto di abbandono, in cui si sceglie la volontà di Dio.

Nel Trattato dell’Amore di Dio, Francesco di Sales cita il cuore più di trecento volte. Essendo un umanista cristiano, continuamente si richiama alla persona creata a immagine e somiglianza di Dio; e nella persona umana ritrova la “perfezione dell’universo”:

«L’uomo è la perfezione dell’universo, lo spirito è la perfezione dell’uomo, l’amore è la perfezione dello spirito e la carità è la perfezione dell’amore. Quindi, l’amore di Dio è il fine, la perfezione e l’eccellenza dell’universo. In questo consiste la grandezza e il primato del comandamento dell’amore divino, chiamato dal Salvatore il più grande e primo comandamento».

Il cuore dell’essere umano (donna e uomo), un cuore come quello del figlio prodigo (Lc 15) quando si allontana dal bene, conserverà sempre quella volontà che continua ad attirarlo al bene, perché questo è il modo nel quale Dio ci ha creato, e noi non possiamo arrivare a Dio con le nostre sole forze, contando solo sulla nostra natura umana, se lui non ci aiuta con la sua provvidenza, con la sua grazia e con il suo amore. L’inclinazione naturale verso il bene, il bello e il vero può essere sufficiente per farci partire, per metterci in cammino, ed è lì che l’azione di Dio in noi, la sua grazia, che non è negata a nessuno che lo cerchi, ci assiste e ci guida.

Non c’è bontà, non c’è dedizione ai bisognosi, non c’è amabilità o libertà, non c’è carità o nessuno dei tratti che abbiamo presentato, se manca la sorgente originale dell’Amore di Dio. È l’amore e non il peccato che spiega la libera decisione di Dio di far parte dell’umanità e di essere uno di noi. Così capiamo che l’incarnazione, il divenire uomo del Figlio, è eternamente voluta da Dio. Non è una sorta di “piano B” che Dio inventa a causa del peccato dell’uomo. Anche se non ci fosse stato il peccato dal quale redimerci, Dio si sarebbe comunque fatto uomo. Questa è la profonda convinzione di Francesco di Sales.

L’incarnazione, inoltre, non è solo un fatto storico, ma un evento continuo, metafisico e, allo stesso tempo, personale. Dio si incarna nella nostra storia, per pura e gratuita iniziativa Sua.

Da qui l’apostolato e la nostra dedizione alla missione prendono pienezza di significato, perché sono imitazione di Colui che ha dato per amore la sua vita per noi: amando allo stesso modo, con il dono della nostra vita, con quell’umiltà che Francesco di Sales chiamava “carità discendente”, entrando in relazione con gli altri, facendoci piccoli con i piccoli, per amore, per elevarli.

Questa è l’“estasi”, è uscire da noi stessi e andare incontro agli altri con un atteggiamento di servizio come fece Gesù nella lavanda dei piedi (Gv 13). O quando «Gesù li chiamò a sé e disse: “Chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo […] come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”» (Mt 20, 27-28).