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Coi tempi e

Don Bosco, amico dei giovani e “inventore” dell’apprendistato: una festa che parla anche di noi

Oggi celebriamo la festa di Don Bosco con lo stile che lui avrebbe amato di più: non con parole lontane, ma con un messaggio vivo, vicino ai ragazzi, capace di parlare di scuola, lavoro, dignità, legalità e futuro.

Per noi del CIOFS/FP – Puglia ETS, Don Bosco non è solo un grande Santo: è un compagno di strada. Uno che, in mezzo alle difficoltà di una società spesso ingiusta, ha scelto di stare dalla parte dei giovani — soprattutto dei più fragili — e di dire loro, con i fatti:

“Tu puoi farcela. Ma non da solo.”

Un Santo che capiva i giovani perché li ascoltava davvero

Nelle testimonianze e post che abbiamo condiviso in questi giorni, emerge una cosa con forza: Don Bosco non ragionava “in teoria” sui giovani. Li incontrava, li proteggeva, li orientava.

E, soprattutto, costruiva percorsi reali per portarli a una piena realizzazione:

  • nello studio (sapere),

  • nel lavoro (saper fare),

  • nella vita (saper essere). 

Questa visione è sorprendentemente attuale: non si limita a formare “mani”, ma forma persone intere.

Il suo metodo: ragione, amorevolezza, e una fiducia che mette in moto la vita

Ricordando la base del sistema educativo di Don Bosco: ragione, religione e amorevolezza, ci troviamo di fronte ad un’idea chiara: è l’amore (quello vero, educativo) che permette di affrontare fatiche e difficoltà senza spezzarsi. 

E ancora: Don Bosco è convinto che l’incoraggiamento, lo sguardo di fiducia, la vicinanza, valgano più di mille rimproveri. Perché un ragazzo cresce quando sente:

“Io credo in te.” 

È un metodo semplice, ma potentissimo. E soprattutto è un metodo concreto: non “predica” il bene, lo rende praticabile.

Don Bosco e il lavoro: non sfruttamento, ma dignità e legalità

Tra le pagine più straordinarie della vita e delle opere di Don Bosco, c’è nè una che parla chiaro: un vero e proprio contratto di apprendistato (chiamato “contratto di apprendizzaggio”), datato 8 febbraio 1852, firmato dal datore di lavoro, dall’apprendista e da Don Bosco.

Non è un dettaglio storico: è una rivoluzione educativa e sociale.

Perché quel contratto è così importante?

Perché mette nero su bianco una cosa enorme: il giovane apprendista non è “manodopera a basso costo”. È una persona da formare, rispettare e tutelare.

Nel contratto Don Bosco chiede (e fa firmare) impegni che, ancora oggi, suonano modernissimi:

  • Il datore di lavoro si obbliga a insegnare davvero il mestiere e a impiegare il ragazzo solo in lavori coerenti con l’arte (niente mansioni estranee, niente sfruttamento).

  • Le correzioni devono essere amorevoli e solo a parole, mai con maltrattamenti o percosse.

  • I giorni festivi devono essere liberi, così il giovane può partecipare alle funzioni, alla scuola domenicale e alla vita dell’Oratorio.

  • È prevista una retribuzione progressiva, che cresce nel tempo: un’idea di giustizia legata alla crescita delle competenze.

  • Don Bosco, come direttore dell’Oratorio, promette un’assistenza educativa concreta: accoglie segnalazioni, segue la condotta, tutela il percorso del giovane.

Questo è molto più di un foglio firmato: è cultura della legalità prima ancora che la legalità fosse un tema “da slogan”. È tutela dei diritti, prevenzione degli abusi, dignità del lavoro.

Non a caso Don Bosco è stato riconosciuto “patrono degli apprendisti italiani” (Pio XII, 1958) e “padre e maestro della gioventù” (San Giovanni Paolo II, 1988). 

“Coi tempi e con Don Bosco”: una missione che continua oggi

Dopo la morte di Don Bosco, i Salesiani scelsero una frase programmatica: continuare ad operare “coi tempi e con Don Bosco”. 

È un invito attualissimo: significa formare i giovani per il loro tempo reale, non per un mondo ideale.

Significa offrire strumenti, competenze, orientamento, esperienze di lavoro… senza perdere il cuore educativo: la persona, la fiducia, la comunità.

E oggi questa missione è ancora più urgente. Perché tanti giovani vivono:

  • disuguaglianze che pesano,

  • fragilità sociali e familiari,

  • sfiducia nel futuro,

  • lavori precari o percorsi confusi.

Proprio qui la formazione professionale diventa una risposta concreta: sapere + saper fare + saper essere. Non “aggiustare” i ragazzi, ma sbloccarli, rimetterli in cammino, farli diventare protagonisti.

La festa di Don Bosco: una promessa ai giovani di oggi

Oggi, nella sua festa, vogliamo dire ai ragazzi una cosa semplice e forte:

  • Il tuo sogno merita rispetto.

  • Il tuo impegno merita strumenti veri.

  • La tua crescita merita persone che ti accompagnino.

  • Il lavoro non è una scorciatoia: è un cammino di dignità.

Don Bosco ci ha lasciato un metodo che non invecchia: educare con ragione, amorevolezza e fiducia, formando competenze reali e coscienze libere. 

E noi, come CIOFS/FP – Puglia ETS, vogliamo continuare a stare dalla parte dei giovani, specialmente di quelli che “combattono” ogni giorno in una società non sempre equa, per trasformare la fatica in opportunità e il talento in futuro.