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Lo strano Natale 2020
20 Dic 20

Lo strano Natale 2020

Che strano anno è questo. Che strano Natale è quello che stiamo per vivere, ma, forse, potrebbe anche essere migliore. 

Questo particolare e imprevisto 2020 ha allontanato alquanto «il fastidioso frastuono della festa», anche se non ha fermato le continue pubblicità, specialmente televisive, che identificano nelle merci il dono di Natale.

Il tempo di pandemia ha concesso, a chi lo voglia, di poter ritrovare, almeno in parte, quell’incanto del Natale che sembrava irrimediabilmente perduto, e di potersi preparare nel silenzio a ricevere l’autentico dono del Natale. 

Questo non consiste solo nel ritrovarsi, specialmente nella sera della Vigilia, nell’intimità familiare, nell’augurarsi, a voce o per iscritto, ‘Buon Natale’, nel dare o ricevere doni, nell’aiutare qualcuno che ha bisogno. Sono cose bellissime, che possono donare una certa letizia e una certa gioia, e che sono in sintonia con quella che, come scriveva nel 1982 il gran teologo e allora cardinale Joseph Ratzinger, «è la festa più umana della fede, perché ci fa percepire nella maniera più profonda l’umanità di Dio».

Ma il Natale è soprattutto il ricordo della nascita di Colui che con essa, la predicazione, la morte, la resurrezione ha annunciato e testimoniato che ogni uomo viene da Dio e va verso Dio, che lo ha reso partecipe della natura divina, come disse, in un suo famoso discorso per il Natale, san Leone Magno, che fu Papa dal 440 al 461 d.C. e Karl Rahner, che era a sua volta un gran teologo tedesco, invitava ad assumere un adeguato atteggiamento interiore, e a prepararsi a ricevere il dono del Natale con la riflessione, la meditazione, la preghiera, quantunque si fosse tra frastuoni e conversazioni sociali. 

È il compito che, nel 2020, si ripropone a tutti noi, tra le inquietudini, le paure, le angosce, le ansie suscitate e alimentate dall’epidemia globale.

Per questo dobbiamo prepararci e, perché, non utilizzare i consigli di Don Bosco dati ai suoi ragazzi in tempi, purtroppo, molto simili ai nostri. 

“…..Ricordatevi sovente di Gesù Bambino, dell’amore che vi porta e delle prove che vi ha dato del suo amore fino a morire per voi. Al mattino alzandovi subito al tocco della campana, sentendo il freddo, ricordatevi di Gesù Bambino che tremava pel freddo sulla paglia. Lungo il giorno animatevi a studiar bene la lezione, a far bene il lavoro, a stare attenti nella scuola per amore di Gesù. 

Non dimenticate che Gesù avanzava in sapienza, in età e in grazia appresso a Dio ed appresso agli uomini. E sovra tutto per amore di Gesù guardatevi dal cadere in qualsivoglia mancanza che possa disgustarlo. Fate come i pastori di Betlemme: andate spesso a trovarlo. Noi invidiamo i pastori che andarono alla capanna di Betlemme, che lo videro appena nato, che gli baciarono la manina, gli offersero i loro doni. 

Fortunati pastori, diciamo noi! Eppure nulla abbiamo da invidiare, poiché la stessa loro fortuna è pure la nostra. Lo stesso Gesù, che fu visitato dai pastori nella sua capanna si trova qui nel tabernacolo. 

L’unica differenza sta in ciò, che i pastori lo videro cogli occhi del corpo, noi lo vediamo solo colla fede, e non vi è cosa, che possiamo fargli più grata, che di andare spesso a visitarlo. E in qual modo andare a visitarlo? Primieramente colla frequente Comunione. 

Altro modo poi è di andare qualche volta in chiesa lungo il giorno, fosse anche per un sol minuto.” (i consigli di Don Bosco per prepararsi al Natale) 

In questo momento, più che mai, rimaniamo vicini e giunga da tutti noi un augurio sincero di Pace e Serenità. 



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